Giuseppe Grassonelli

Giuseppe Grassonelli: 47 anni, venti di carcere alle spalle (finora) e tanti omicidi sulla coscienza.

Giuseppe Grassonelli è pluriergastolano, detenuto modello, laureando in filosofia, è in attesa che qualcuno pubblichi il suo libro, Malerba, così com’era lui da ragazzo.

Fine pena: mai.

Oggi Giuseppe chiede un assaggio di vita, una parvenza di vita normale in semilibertà.

Vuole essere restituito alla società, si sente rieducato, compito del carcere secondo la nostra stessa Costituzione.

È giusto che un uomo sia condannato per la vita? Che la sua vita venga totalmente annullata?

Giuseppe vent’anni fa uccise gli assassini che sterminarono la sua famiglia. Fu il protagonista di una guerra di mafia scoppiata tra gli anni ’80 e ’90 nell’agrigentino. È rimasto solo lui. (Meglio così, qualcuno potrebbe pensare ironicamente…!)

Giuseppe non ha mai voluto collaborare con la giustizia, dice che era la cosa giusta da fare in quel momento, che “le cose erano diverse, la mafia era considerata invincibile, era un’unica cosa con lo Stato. È grazie a persone come Falcone e Borsellino che tutto è cambiato, lo Stato passa così dalla parte del cittadino e la mafia diventa l’unico nemico da battere”.

Ora Giuseppe Grassonelli crede nello Stato, crede nelle regole, e nel compito del percorso rieducativo che sta facendo in carcere: quello di essere restituito alla società come persona non pericolosa per la collettività.

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11 pensieri su “Giuseppe Grassonelli

  1. Io penso che sia giusto dargli la possibilità di rifarsi una vita, dopo tutti questi anni trascorsi rinchiuso a “vivere” in un mondo dove oggi sicuramente non si riconosce, in carcere non c’è più rinchiuso un assassino che gli eventi in cui si è venuto a trovare hanno creato ma, un’altra persona.

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  2. Se per i furtarelli non bisogna stare in carcere, se per droga non si deve stare in carcere, se per pluriomicidi non si deve stare in carcere…. Chiudiamo le carceri e risolleviamo le sorti economiche della Ns. Italia risparmiando vari milioni di euro all’anno per far godere condizioni di vita decenti a persone che con le loro azioni meriterebbero di essere ignoate dalla società e non assistite…….. Ergastolani fine pena MAI

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    1. Come ho detto poco fa però allora che regole dobbiamo seguire? A cosa dobbiamo appellarci? Ci sono comunque casi e casi secondo me…prendiamo per esempio Mesina (che rappresenta un caso giuridico particolare) gli è stata data la grazia, ha tentato l’evasione 22 volte di cui 10 riuscite e non era di certo uno stinco di santo, allora quest’uomo a cosa deve credere????

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  3. Art. 27 Comma 3: Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato. Da sempre mi pongo il dubbio se la formula Fine Pena Mai è compatibile con la funzione rieducativa della pena. A mio modo di vedere non è compatibile, però capisco chi la pensa diversamente.

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      1. Lo Stato, qualunque Stato, non può fare vendette. Lo Stato dovrebbe attenersi al dettame costituzionale, ma qual’ è il limite posto dalla Costituzione?

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      1. Sicuramente sei giovanissimo e quindi privo di ciò che insegna la vita, è giusto che chi commette un delitto deve scontare una condanna ma, è altrettanto vero che non è giusto che sconti un’inasprimento della pena, vedi Closy il carcere o, il vero fine della pena è il reinserimento del soggetto e, Giuseppe ha superato di gran lunga e in modo inconfutabile ciò che la nostra costituzione asserisce. Tu mansioni il costo a spese degli italiani; mi rincresce fare i discorsi da “bar” ma tuttavia ti dico: il 70% della popolazione carceraria è composta di detenuti stranieri con un costo che non occorre essere un prof. di matematica per rendersi conto…e i nostri politici pensano a fare l’indulto…per carità se per un fine giusto ma. non per purificarsi; per svuotare le carceri basterebbe che ogni uno sconterebbe la propria condanna nelle l’oro nazioni. A Giuseppe è giusto che si dia la possibilità di rifarsi una vita; io non ho avuto il piacere di conoscere giuseppe ma, ciò che dico corrisponde al reale di ciò che penso e di quello che la vita mi ha insegnato e dato la possibilità di trarre conclusioni che ogni uno che fa parte del cosiddetto genere UMANO dovrebbe farlo riflettere.

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