La nostra università, scombinata.

Si parla di crisi delle università, ma non si è mai parlato della crisi (e delle crisi) degli universitari. (Per non parlare poi dei laureati!) Le università registrano oggi un importante calo delle iscrizioni, in dieci anni gli immatricolati sono calati del 17%. Nell’anno accademico 2003-2004 si erano registrate 338.482 immatricolazioni, nel 2011-2012 si sono iscritti soltanto 280.114 studenti. I dati sono stati resi noti da un documento redatto dal Cun (Consiglio Universitario Nazionale). L’Italia si trova al 34mo posto (su 36 Paesi) per quanto concerne il numero di laureati: soltanto il 19% dei 30-34enni hanno una laurea, mentre la media europea è del 30%, il 33,6% degli iscritti è fuori corso e il 17,3% non sostiene esami. I dottorati non stanno di certo meglio. Negli ultimi tre anni inoltre, è stato ridotto il fondo nazionale per finanziare le borse di studio. Insomma, le università stanno male, camminano zoppicando e molti corsi oggi non esistono più (più di mille).

Ma qualcuno si è chiesto come mai i ragazzi italiani scelgono di completare gli studi all’estero? Forse l’organizzazione delle nostre facoltà è un po’ arrugginita, le segreterie regnano nel caos più totale e i servizi telematici sono poco più che sufficienti. Per non parlare di come la maggior parte dei docenti si pongono nei confronti dei ragazzi. Parlo di sessioni di esame saltate senza un minimo preavviso, parlo di lezioni fatte con i piedi, e non con la testa, parlo della svogliatezza che pervade certi professori arrivati oramai al capolinea della propria carriera. Sono rarissimi ormai i professori che svolgono lezioni degne di essere chiamate lezioni, che correggono compiti d’esame utilizzando un criterio uguale per tutti, che rispondono alle mail dei corsisti.

Ma dove stiamo finendo? Non voglio assolutamente difendere la categoria di cui ho fatto parte fino a pochi mesi fa quando ho conseguito la laurea, ma un esame di coscienza io me lo farei se fossi in loro. Non siamo tutti svogliati, c’è chi vuole imparare veramente un mestiere ma quello che le università offrono è poca pratica e troppa teoria. E venendo all’offerta formativa, bè…mi metto le mani nei capelli!!! Esistono corsi di laurea in cui sono presenti due esami, chiamati in modo differente, che hanno gli stessi identici contenuti, esistono libri incomprensibili, esistono libri ripetitivi e snervanti. E poi esiste tutta quella serie di “addetti ai lavori” amministrativi e burocratici che invece di semplificare le pratiche le complicano e così arrivi a un mese dalla tua laurea che non sai se dovrai sostenere esami aggiuntivi perché la matematica in quegli uffici, è un’opinione, e i tuoi crediti si sono improvvisamente ridotti. E via con la ricerca impazzita di possibili esami compatibili col tuo corso di laurea (potrei andare avanti per ore a raccontare aneddoti e fatti realmente accaduti a dir poco vergognosi). Ma nessuno si chiede ancora come mai le università siano in calo. È in calo l’offerta di lavoro fuori dalle università certo, ma se alla base non cambiano le regole e i metodi, gli italiani continueranno a fare un biglietto aereo per l’estero. Data di ritorno: Natale e feste comandate.

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