Elezioni regionali in Sardegna. Cambio di rotta e forte astensionismo.

Ieri, 17 febbraio, è cambiata la direzione della Sardegna. Da Cappellacci a Pigliaru.  Sei candidati e ben 27 liste.

(fonte: lanuovasardegna.it)
(fonte: lanuovasardegna.it)

Il Pd, dopo aver fatto il nome di Francesco Pigliaru solamente il 6 gennaio, ha iniziato una campagna elettorale intensissima. In un mese ha rafforzato un apparato fatto non solo di slogan (#CominciamoIlDomani) ma anche di contenuti. Le previsioni davano in vantaggio Ugo Cappellacci, forte della promessa della Zona franca, e vedevano di buon occhio la scrittrice Michela Murgia (forte dei voti di protesta che, invece, non sono arrivati e forte della denuncia di una politica corrotta). Quello che ha pesato sulle sorti di Murgia è stato in buona parte il non voto dei grillini, e il voto di fiducia degli elettori del Partito Democratico, che non hanno esitato ad appoggiare il professore Pigliaru. A nulla è servito l’arrivo nell’isola di Berlusconi, che ha contribuito solamente a far cadere il centro destra di Cappellacci.

Queste elezioni hanno vissuto un forte astensionismo, prevedibile ma non accettabile. L’affluenza è stata del 52,23% degli elettori (in tutto 1.480.409), un calo del 15 % rispetto alle scorse regionali del 2009.

Bisogna riportare le persone sulla via della buona politica. Bisogna creare una buona politica, perché dopo la vittoria inizia la vera lotta.

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