Lentamente muore, il sogno e il lavoro di Falcone

La DIA (Direzione Investigativa Antimafia) è stata istituita con legge 30 dicembre 1991 n. 410, a seguito dell’intensificarsi della lotta alla mafia. Il suo promotore è stato Giovanni falcone, morto proprio per mano di Cosa Nostra.

Giovanni Falcone

I fondi per la DIA, che si occupa delle attività investigative legate alla criminalità organizzata, sono passati dai 28 milioni di euro del 2001 ai 13,5 milioni di euro del 2014. L’organico della Dia è attualmente di circa 1300 unità. A marzo del 2012, il generale Giuseppe Tavormina, primo Direttore della Dia, ha affermato che in origine la Dia, per poter operare a pieno regime, avrebbe avuto bisogno di una pianta organica di almeno 3000 unità.

“Da una parte si assiste a un taglio di risorse destinate alle indagini”, denuncia il sindacato Silp-Cgil, dall’altra, però, il direttore della Dia, Arturo De Felice, ha tolto alla metà del personale la possibilità di accesso alle banche dati delle forze di polizia”. Per non parlare della scelta della nuova sede del centro operativo di Roma. Tra le varie opzioni (palazzina piazza Cola di Rienzo, affitto 600mila euro annui; palazzina via Sicilia, affitto 800mila euro; palazzina via Cisalpina, gratis in quanto confiscata dalla Dia a un boss) è stata scelta la più costosa! E la sede centrale della Dia, a Roma, costa 17 milioni di affitto all’anno. Quando, a pochi chilometri di distanza, ci sono disponibili le ex caserme dell’esercito.

Inoltre, il lavoro della DIA viene ostacolato dai numerosi gruppi esterni che fanno sì che vi sia una dispersione dei flussi comunicativi, facendo perdere all’organo originario la centralità del lavoro. Aspetto fondamentale dell’idea di progetto che aveva in mente Giovanni Falcone. E se prima i suoi uomini vi accedevano per concorso, oggi la selezione non esiste, si entra per chiamata diretta.

Il sogno di un uomo morto per l’Italia svanisce pian piano nel silenzio più totale. L’indifferenza testimonia l’ennesimo tacito accordo tra cariche politiche e mafia e quel trasformismo che si è esteso al di fuori della politica, a tutti i livelli. Non si deve e non si può tacere sulla lenta morte di un così importante organo per un paese come il nostro, dove la mafia la fa da padrone.

In onore di Giovanni Falcone

e di tutte le vittime di Cosa Nostra

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