La generazione dei disoccupati

Tanto tempo fa, in un paese lontano, viveva una bella fanciulla con la sua famiglia. Ella crebbe felice e spensierata con i suoi amichetti. Andò all’asilo, frequentò le scuole e un bel giorno disse ai suoi genitori: “Voglio imparare un mestiere all’università”. E così fu mandata a studiare, con tante belle speranze in tasca. La fanciulla si istruì, nel frattempo faceva lavoretti qui e là per togliersi qualche sfizio in più, e si laureò. Fece anche la specialistica, e finito il suo percorso di studi si ritrovò di nuovo a casa coi genitori, a far nulla. Il lavoro non si trovava, mandava curriculum ovunque. Cercava un lavoro non solamente attinente alla sua laurea, ai suoi sogni. Fu un periodo duro e travagliato, i sogni pian piano si affievolirono, la speranza svaniva. Finché un bel giorno alla fanciulla arrivò una mail. Avevano risposto a una sua richiesta di lavoro! “Finalmente!” pensò la fanciulla. Era arrivato il momento di lavorare! Lasciò la casa in cui era cresciuta e poté godersi la vita come meglio piaceva a lei, con sacrifici, non solo gioie sia chiaro, ma almeno, nonostante tutto, trovò qualcosa da fare.

È questa la fiaba che avrebbero dovuto raccontarci i nostri genitori, senza troppe aspettative. Ma quale genitore degli anni ’80 poteva aspettarsi che la disoccupazione giovanile sarebbe arrivata al 42,4%? Parliamo di cifre assurde se consideriamo che abbiamo affrontato due guerre mondiali, disastri ecologici, e crisi sociali ben più grandi di questa. Ma forse sono proprio queste le cause che ci hanno portato a questo livello. La politica ha male amministrato tutto, dal settore sanitario a quello giuridico, dal settore sociale a quello morale, dal settore finanziario a quello industriale. E ancora non si sono fermati, i politici. Continuano a mangiare da un piatto che spero, pure per loro, presto si prosciughi. Andiamo avanti continuando sì a votare, ad avere speranza in qualcuno, ma senza dimenticare tutta la miseria, morale e materiale, in cui ci troviamo ora.

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