L’ebrea che traduce i nomi dei morti arabi, per non dimenticare.

Si chiama Michal Rotem, ha 27 anni e passa le sue giornate dando un nome alle vittime arabe che ogni giorno stanno perdendo la vita in Terrasanta. La ragazza ebrea cerca nel sito del ministero palestinese della Sanità.

“Traduco dall’arabo all’ebraico, scrivo l’età, aggiungo all’elenco, so che non tutti sono civili, qualcuno di loro potrebbe aver provato ad ammazzarmi” ha commentato la giovane.

Sono i nomi di bambini, i nomi di donne, i nomi di uomini. Sono vite preziose perse in una guerra di cui non si vede la fine. Nomi che non devono essere dimenticati, ma onorati e rispettati, come ogni vita umana. Il lavoro di Michal sta passando in queste ore inosservato, anzi ignorato. Sono pochissimi i media che parlano di lei. Anche il suo nome vuole essere ignorato, sotterrato sotto le macerie assieme a tutti gli altri. Nella striscia di Gaza il conflitto dure da troppo tempo, e nessuno pare possa (o voglia) porre rimedio. Negli ultimi 5 anni il giorno più sanguinoso è stato domenica con 120 morti.

“Mi impongo di credere, forse per disperazione, che la mia lista potrà avere un impatto, spingerà la gente a voler fermare questo conflitto” afferma Michal.

Il suo lavoro, per ora, non si ferma.

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