BERLIN UBER ALLES. UN MURO CHE HA CAMBIATO LA STORIA

Sono passati 25 anni dalla caduta del Muro di Berlino, un muro che ha cambiato la storia.

Una conseguenza diretta della fine della Seconda Guerra Mondiale fu la divisione in quattro della Germania nel 1945: il paese fu spartito tra Gran Bretagna, Francia, USA e URSS. Per quattro anni la divisione rimase tale. L’inizio della Guerra Fredda acuì i problemi. Le rivalità tra USA e Unione Sovietica si accesero fino ad arrivare a una decisione: nel 1949 Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia cedettero la sovranità delle rispettive zone di occupazione alla neo costituita Repubblica Federale di Germania, ovvero la Germania dell’Ovest (“BRD” Bundesrepublik Deutschland”). Stessa cose fece l’URSS con la neo costituita Germania dell’Est (“DDR” – Deutsche Demokratische Republik). Nascono due blocchi: la capitalista Ovest, alleata con gli USA, e la sovietica Est, punto strategico degli stati satelliti dell’URSS. Due mondi opposti.

Per tutti gli anni ’50 vi fu un grosso esodo da Est verso Ovest, furono 2,6 milioni le persone fuggite dalla DDR, la metà di essi avevano una buona formazione professionale. Ciò contribuì a peggiorare l’economia della Germania dell’Est.

La soluzione fu presto trovata. Nel 1961 nasceva il famoso Muro di Berlino. Con la M maiuscola. Non era un semplice muro. Era il simbolo di una profonda divisione storica e sociale che ancora oggi rimane forte e indelebile tre le memorie di chi ha vissuto quei 28 anni di divisione. Era il 13 agosto del 1961 e venne costruito in una notte. Furono anni di sofferenze per gli abitanti della città, che si sono trovati a dividere in due il loro cuore, le loro abitudini, la loro vita. Quel muro divenne anche simbolo di morte: chiunque provava a oltrepassarlo veniva fucilato senza alcuna esitazione. Venne chiamato “striscia della morte”. Ancora un volta la Germania si trova al centro di un problema geopolitico e politico, al centro di due fuochi: gli Sati Uniti e l’Unione Sovietica.

Per tutto quel tempo furono tante le persone che provarono ad andare dall’altra parte della città. Qualcuno ci riuscì, nei modi più rocamboleschi. Nel 1970 un uomo riuscì a far passare la sua ragazza nascondendola dentro due valigie comunicanti. C’è stato chi si nascose nel serbatoio della macchina, modificato ad arte per la fuga. C’è stato chi ha nascosto il proprio figlioletto dentro il trolley per la spesa. Attraverso questi metodi sono state duemila le persone che hanno varcato il confine. Per bloccare l’esodo, il governo di Berlino Est si inventò uno strano stratagemma: le adozioni forzate. I figli dei prigionieri politici rei di aver tentato la fuga venivano dati in adozione a famiglie fedeli al regime. Ai piccoli venivano cambiati i documenti così da non poter risalire alla loro vera identità. Nemmeno le famiglie adottive sapevano chi erano realmente.

Nel 1985 erano permesse le visite a Ovest, ma i cittadini in uscita potevano portare con sé solo 15 marchi, ciò significava che dovevano per forza di cose, tornare a Est.

Si crearono due città diverse ma complementari, due facce della stessa medaglia. Due facce che non andavano di pari passo.

Vi sono due tipi di berlinesi oggi: quello che pensa che la riunificazione della città fu un fattore positivo; e quello che invece pensa che il termine riunificazione sia errato, che si dovrebbe parlare di annessione, come afferma Ingo Shulze, scrittore tedesco considerato uno dei principale esponenti della Wendeliteratur, la letteratura del dopo-Muro. Shulze afferma che quel processo di riunificazione doveva essere fatto più lentamente. E invece successe l’esatto contrario: da un momento all’altro, sotto gli occhi esterrefatti dei tedeschi, il muro fu abbattuto. La sanità gratuita e uguale dell’ex DDR di colpo svanì. Il sistema di protezione sociale anch’esso svanì, creando nuovi poveri. Fu destabilizzata un’intera economia, un equilibrio creato e disfatto come se si stesse rivoltando un calzino da lavare. Questo è il pensiero di tanti altri.

Tra Ossis (abitanti dell’Est) e Weiss (abitanti dell’Ovest) vi è stata una grande rivalità, come ha potuto rilevare un sondaggio fatto dal settimanale Stern per il 15° anniversario della caduta del Muro. Molti Ossis risposero che i concittadini dell’Ovest erano arroganti, mentre molti Wessis consideravano gli orientali un po’ parassiti. Vero è che la Germania dell’Ovest dovette pagare alto il prezzo di questa riunificazione attraverso una quota fiscale per i sussidi ai disoccupati dell’Est e per la ricostruzione. La DDR si presentava in condizioni pessime: siti militari sovietici completamente da risanare, strade e ferrovie da rifare, una rete telefonica scarsissima. Oggi gli ex DDR circolano con la Volksvagen, gli operai lavorano con macchinari in grado di competere a livello internazionale e i ragazzi frequentano scuole di pari livello.

Nella notte tra il 9 e il 10 novembre del 1989 il Muro crollò. I fattori determinanti furono diversi: la debolezza politica del gruppo dirigente della Ddr, guidato da Honecker, la nuova politica di Michail Gorbaciov e l’apertura della frontiera ungherese. Migliaia di persone, due mesi prima della caduta del muro, si riversavano a Ovest, stanchi di dover vivere nella Ddr in evidente difficoltà.

George Bush senior non aspettava altro: far crollare una volta per tutte il regno dell’Unione Sovietica e vincere la Guerra Fredda. E così fu. L’egemonia di Mosca sull’Europa orientale cadde assieme a quel muro. Helmut Kohl, cancelliere della Germania occidentale capì che per la Germania si stava presentando un’occasione da non perdere, e anche per lui, visto che nel 1990 vi sarebbero state le elezioni. Riunificare il paese sarebbe stata la sua carta vincente. Michail Gorbaciov, ultimo presidente dell’Urss, fu uno dei personaggi chiave della vicenda della caduta del Muro. Consapevole dell’imminente crollo dell’Urss e convinto nel voler mettere fine alla Guerra Fredda, con la sua nuova politica favorì la riunificazione della Germania e le tolse il peso della responsabilità dei crimini nazisti una volta per tutte. I tedeschi non avrebbero potuto pagare in eterno le colpe di Hitler.

Gorbaciov è stato vittima degli interessi degli Stati Uniti? Oppure ha agito solamente per evitare una terza guerra mondiale e “salvare” la Germania? Questo io non posso dirlo, ma la decisione è stata, secondo la maggioranza, la migliore.

Berlino oggi è una delle metropoli europee più vivaci d’Europa. È un brulicare di giovani artisti che trovano presto spazio (non come nella nostra Italia), è una città originale e coraggiosa, nonostante una triste storia alle spalle.

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