Charlie Hebdo dopo la strage

Oggi, allegato al Fatto Quotidiano, è uscito un numero storico del giornale satirico francese Charlie Hebdo. Storico perché esce dopo l’attentato alla sua redazione, nel centro di Parigi, il 7 gennaio.

Dodici le persone che hanno perso la vita, tra questi il direttore Stéphane Charbonnier, detto Charb, diversi collaboratori storici del periodico (Cabu, Tignous, Georges Wolinski, Honoré) e l’economista no-global Bernard Maris, l’Oncle Bernard, autore di una rubrica sulla rivista satirica.

Sono stati giorni di terrore, così li hanno definiti i principali media. Secondo me sono stati giorni di discussioni, forti, il cui punto centrale è stato il problema della libertà di stampa. Il giornale, laico e irriverente, non si è mai tirato indietro per dire la sua, con toni accesi e, spesso e volentieri, di forte richiamo sessuale. La satira è satira quando si prende di mira inequivocabilmente qualcuno e/o qualcosa. Sono presi di mira gli islamici e i cattolici. In questi giorni ho sentito parlare così: “Non fare agli altri ciò che non vuoi sia fatto a te”, e anche “Se la sono cercata”. Chi fa satira sa che sarà insultato a sua volta, criticato nel bene e nel male. Ciò che non si capisce, o non si vuol capire, al di là delle origini di questo vile attentato (c’è chi pensa che sia opera della potenza americana interessata all’oro nero ma la versione ufficiale è “un attacco terroristico jihadista”) è che in ballo c’era la vita di dodici persone e la vita, permettetemelo, della libertà di espressione. Cosa non da poco. Chi non può esprimere il suo pensiero non può ritenersi una persona libera. C’è chi lo fa dialogando in privato davanti a un caffè e c’è chi lo fa per mestiere, o per passione.

Siamo uomini pensanti e a chi viene tolto il pensiero é
già morto
.

La copertina di questo storico numero illustra Maometto in lacrime con in mano un cartello con la scritta Je Suis Charlie, sotto la scritta “Tout est pardonné” (Tutto è perdonato).

Luz, il disegnatore di Charlie Hebdo che ha disegnato la copertina, ne ha spiegato il significato:
Abbiamo voluto dimostrare che in ogni momento abbiamo il diritto di fare qualsiasi cosa, rifare qualsiasi cosa e usare i nostri personaggi come vogliamo. Maometto è diventato un personaggio, anche nelle notizie, perché ci sono persone che parlano a nome suo. Questa copertina è rivolta alle persone intelligenti, che sono molte di più di quanto pensiate, atei, cattolici, musulmani…
Mi ero fissato su questa idea: una caricatura di Maometto con in mano il cartello ‘Je Suis Charlie’, mi faceva ridere. Ho visto questo personaggio che viene usato dai terroristi che fanno casino. Stupidi senza umorismo: ecco cosa sono i terroristi. Certo che è tutto perdonato, mio caro Maometto. Possiamo vincere perché io ho potuto disegnarti. Ho mostrato il mio disegno a Richard Malka e poi a Gérard Biard e abbiamo pianto. Perché avevamo una copertina che non assomigliava a nessun’altra, senza nessuno dei simboli che ci hanno imposto negli ultimi giorni. Non un copertina con i fori di proiettili, ma una copertina che ci fa ridere”.

Il numero di oggi è andato a ruba: 3 milioni le copie vendute e già si ripensa alla ristampa in 5 milioni di copie.

Al Charlie Hebdo si spera che “la difesa della laicità diventi imprescindibile, che cessi finalmente la legittimazione o la tolleranza, per calcolo elettorale o per posa, del comunitarismo e del relativismo culturale, che non apre la strada che a una sola cosa: il totalitarismo religioso“.

L’editoriale del nuovo direttore Gerard Biard, recita così: “Vi rendete conto che dire di “essere Charlie” significa rendersi conto che “la laicità è il punto di arrivo finale di tutto?”.

Possiamo rimanere scioccati per una vignetta spinta che rappresenta una donna musulmana che alza il suo abito e fa vedere le parti intime, sì possiamo, ma ciò non giustifica l’uso della violenza e delle armi. Il sangue non porta la pace e la vendetta non fa bene a nessuno.

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(Le vignette sono state fotografate dal Charlie Hebdo di mercoledì 14 gennaio)

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2 pensieri su “Charlie Hebdo dopo la strage

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