Pallavolo a Pattada. Intervista doppia agli allenatori Cadeddu e Pintus

Marito e moglie nella vita, uniti da un’unica passione, Antonio Cadeddu allena la terza divisione femminile, Silvia Pintus le ragazze dell’under 13 e mini volley della Asd pallavolo Pattada.

Come nasce questa passione? A. Ho conosciuto la pallavolo a 14 anni quando a Pattada fu deciso di portare avanti uno sport diverso dal solito calcio. Non sapevo nemmeno cosa fosse la pallavolo, ma più passava il tempo e più mi appassionavo. La pallavolo ti prende anima e corpo. Sono partito da zero, poi è arrivato il campionato in terza divisione. Siamo saliti in seconda e poi in prima divisione. A Pattada ho giocato nelle società Virtus Pattada e Volley Pattada. Nel 2002 invece ho iniziato a giocare a Ozieri, affrontando anche la serie D. Attualmente con la New Volley Ozieri siamo in prima divisione. Dopo la voglia di giocare è arrivata la passione per l’insegnamento. Lo scorso anno ho preso il patentino da allenatore ma già l’anno precedente davo una mano. Il mio sogno è quello di ricreare una maschile a Pattada perché la pallavolo è uno sport anche maschile, anzi richiede più sforzo fisico. Dico questo per far capire ai tanti ragazzi che non fanno nulla nel tempo libero, che questo è uno sport adatto ai ragazzi. S. La mia storia inizia quando avevo solo 5 anni. Inizialmente la pallavolo era solo un divertimento per me: facevo anche nuoto, sport che vedevo come disciplina e non solo divertimento. Dopo diversi anni ho ripreso a giocare a pallavolo nella Asd Pattada, (mio marito quindi è anche il mio allenatore!) e a quel punto ho capito che quello era lo sport che avevo nel cuore. Anche io ho preso il patentino lo scorso anno.

Raccontateci le vostre squadre. A. Purtroppo ho solamente nove ragazze, di un’età compresa tra i 18 e i 30 anni. Le ragazze hanno subìto diversi infortuni ma giocano ugualmente con tantissimo impegno. È un gruppo omogeneo. In campo si gioca solo in sei, quindi c’è molto contatto, l’empatia è fondamentale. Stiamo portando avanti una terza divisione con onore. Siamo primi in classifica terminando il girone con 27 punti (9 partite vinte su 10). Questo mese affronteremo i play off per poter salire in seconda divisione, un’occasione unica per Pattada. S. Alleno 14 bambine nella mini volley, hanno tra i 5 e i 9 anni. I tornei inizieranno in primavera.  Nell’under 13 le ragazze sono 21 e hanno tra gli 11 e i 13 anni. Stanno affrontando il campionato (il primo della storia della pallavolo pattadese con questa categoria) con passione e gioia. Le mie ragazze stanno trovando difficoltà nel campionato anche perché, a differenza delle altre squadre, non hanno avuto una preparazione nell’ under 12 in quanto a Pattada non esiste. Inoltre sono ragazze che hanno iniziato quest’anno ma hanno già imparato tanto.

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Quali sono le aspettative nei confronti delle vostre ragazze? A. Io da subito ho detto alle mie ragazze di giocare pensando al divertimento, e perché no anche a vincere! Cosa che poi è successa! Divertirsi va bene, ma vincere è la soddisfazione più grande. S. Non pretendo tanto dalle atlete dell’under13, certo è che mi aspetto che giochino sempre meglio, e ci stanno riuscendo. Desidero che si comportino allo stesso modo nella vita: che imparino a lottare, a tenersi per mano, ad affrontare i problemi. Lo sport è salute, quindi giocare le aiuta a diventare dinamiche. In un’epoca dove televisione e divano la fanno da padrone, fare uno sport è fondamentale.

Quanto può incidere il comportamento dell’allenatore sul successo o sulla sconfitta di una squadra? A. Ogni mio pensiero e azione incide sull’andamento delle partite sia nel bene che nel male. Nell’allenamento il mio comportamento, fatto di insegnamenti e correzioni, incide sulle ragazze. Quando giochiamo non aggredisco le ragazze al primo errore, ciò sarebbe negativo. Perdo la pazienza solo quando un errore viene ripetuto all’infinito. Mi arrabbio di più durante l’allenamento che durante una partita. S. Non riesco ad essere solo un allenatore, mi affeziono e divento anche loro amica. Uso la carota ma anche il bastone. Devono rispettarmi e rispettare le loro compagne di squadra, le mie regole e quelle della dirigenza. Educazione e puntualità sono fondamentali. Quando giocano a volte alzo il tono della voce ma serve a capire dove sbagliano. Il mio comportamento incide quindi sull’andamento di una partita. Se l’allenatore è troppo calmo le ragazze saranno troppo calme, se invece è troppo agitato le ragazze saranno agitate.

Com’è il pubblico della pallavolo? A. e S. Su questo la pensiamo allo stesso modo. Il pubblico è assente. Pattada non c’è, e lo diciamo a malincuore. A supportare le squadre vediamo solamente parenti e qualche amico. Non è uno sport sentito come il calcio. Non si conosce la pallavolo, nonostante facciamo una costante pubblicità e tornei estivi. Chi non ama questo sport non fa nulla per conoscerlo. Speriamo che almeno ai play off il paese ci supporti in questa nuova sfida.

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