Jack Dorsey, #backtofutureday e una donna di nome Morehshin

Questo sabato vi propongo prima di tutto, una notizia di cui ho parlato la settimana scorsa, i licenziamenti in casa Twitter. C’è una novità: a poco più di una settimana dall’annuncio del taglio di 336 posti di lavoro in Twitter, l’ad Jack Dorsey ha pensato che fosse opportuno fare un gesto per farsi perdonare.

E così due giorni fa ha annunciato con due tweet di voler regalare un terzo della quota da lui posseduta del titolo Twitter direttamente ai suoi dipendenti. Si tratta dell’1% dell’azienda, quindi circa 200 milioni di dollari.

Tweet Jack Dorsey

In un altro tweet scrive che “meglio avere una piccola parte di un qualcosa di grande che avere una grande parte di qualcosa di piccolo. Sono fiducioso che renderemo grande Twitter“.

“I dipendenti vengono prima di tutto” è il primo pensiero che viene fatto. Ma è un atto che arriva dopo i licenziamenti. E quindi che senso potrebbe avere?

Risollevare l’umore di quelli rimasti? È sicuramente un’azione di marketing per risollevare in primis la sua immagine e quella della sua azienda.


La seconda notizia riguarda ancora Twitter, o meglio, un hashtag che questa settimana, è stato, secondo me, il più bello tra quelli goliardici e allegri:

#BackToFutureDay

Il #BackToFutureDay ha lasciato un segno su Twitter: +12,5 migliaia di messaggi.

Vi dice qualcosa? “Ritorno al futuro” è la famosissima trilogia del 1985 diretta da  Robert Zemeckis.  Il film è considerato un’icona del cinema degli anni ottanta, conosciuto a livello internazionale e amato da tantissime generazioni. Se non lo avete ancora visto, riparate all’errore. È un viaggio nel nostro passato, lontano e recente, nel nostro presente e nel nostro futuro, forse quello che ancora non abbiamo vissuto.

Doc e Marty

Protagonisti lo scienziato, apparentemente svitato, Emmett Brown, detto Doc  e il suo amico diciassettenne Marty Mc Fly.  Lo scienziato e il ragazzo vanno a spasso nel tempo nella mitica  DeLorean DMC-12, la macchina trasformata per viaggiare nel tempo (non sto qui a raccontarvi la trama!). La macchina esiste davvero, e l’ha comprata Giacomo Scarcello, presidente del Club italiano . “Quando l’ho comprata ho pensato di avere comprato un’auto, in realtà ho comprato una rockstar”. E’ l’unico modello prodotto dalla DeLorean Motor Company, carrozzeria in acciaio satinato e apertura delle portiere ad ali di gabbiano.

Il 21 ottobre si è festeggiato il trentesimo anniversario della trilogia e quella data, 21 ottobre 2015, è la data del futuro in cui si catapultarono i protagonisti nel secondo film.

macchinadeltempoDate

Il capolavoro è stato riproposto nelle sale cinematografiche e il giorno successivo in televisione, su Italia1, è andata in onda la maratona Ritorno al futuro.

I giorni precedenti sono stati un susseguirsi di entusiasmo e attesa in tutto il mondo per l’arrivo di Doc e Marty a Hill Valley, la cittadina immaginaria della California da dove è iniziato tutto.

Il sito internet http://www.october212015.com, ha avviato il countdown per l’avvicinarsi delle fatidiche 16,29 con un post al 29esimo minuto di ogni ora, fino all’orario esatto in cui i due protagonisti nel film ‘ritornano’ a Hill Valley nel 2015.

Tantissimi i tributi al capolavoro da parte di aziende come la Pepsi, presente nella sceneggiatura, la RedBull, la Juventus, testate giornalistiche e singoli utenti del web che hanno scatenato la propria fantasia.

Anche il giornale Usa Today per l’occasione ha omaggiato il film con la prima pagina della testata. Nel film Doc mostra a Marty il giornale per vedere gli avvenimenti che gli capiteranno.

usatodaytweet

primapaginaUsaToday

A New York la proiezione straordinaria del film è stata accompagnata da un red carpet con tutti i protagonisti della saga.

Tante anche le riflessioni sulle tecnologie previste in quegli anni ’80, mentre si scriveva la sceneggiatura. Tanti di quegli oggetti oggi esistono davvero, altri no, come le macchine volanti che non percorrono strade.

E mentre aspettiamo ancora l’arrivo di Doc e Marty, continuiamo a viaggiare con la fantasia.


Terza notizia della settimana: le opere distrutte dal fanatismo islamico dell’Is tornano a vivere stampate in 3D.

Un’idea di Morehshin Allahyari, artista iraniana trapiantata negli Stati Uniti, che alla decima edizione della Florence Biennale ha presentato il suo progetto “Material Speculation Isis”, che raccoglie copie stampate in 3D di statue e manufatti distrutti dall’Is nel museo di Mosul.

In ognuna delle statue riprodotte, l’artista ha inserito una scheda sd contenente informazioni storiche sul pezzo stampato. “Per me questo ha il significato di rispondere agli venti che accadono intonro a noi, ma anche trovare vie poetiche e concettuali per resistere alla distruzione degli artefatti“.

Un’azione sicuramente lodevole e originale!

dettaglio riproduzione statua in 3D

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