Pensando a Parigi, parliamo di libertà

Oggi avrei potuto scegliere di non scrivere il consueto pezzo della mia “personalissima rassegna stampa del sabato” ma lo faccio ugualmente perchè il mondo va avanti, anche se l’attenzione oggi è rivolta tutta agli attentati terroristici di ieri sera a Parigi.

Ma lo faccio partendo da una riflessione.

Non siamo più sicuri nelle nostre città, le istituzioni ci chiedono ancora una volta di avere fiducia in esse ma come possiamo? Come si può vivere nell’angoscia? Come si può guardare al futuro dove il terrorismo la fa, ancora una volta, per l’ennesima volta, da padrone? Come dovremo comportarci?

#PrayForParis (e per tutti noi)


Vorrei consigliarvi un libro

E’ il libro scritto da Yeonmi Park : fuggita a 13 anni dalla dittatura della Corea del nord, venduta in Cina come sposa bambina, oggi, a 22 anni, racconta la sua storia nel libro La mia lotta per la libertà.

libro Yeonmi Park

Yeonmi è scappata da Hyesan, una città di 200 mila abitanti nel nord del paese, al confine con la Cina. A Hyesan, Yeonmi viveva con la sorella maggiore e i genitori. Racconta che sin da piccoli i bambini vengono addestrati all’adorazione divina dei leader. “Mi è stato insegnato a non esprimere mai la mia opinione e a non fare domande, a seguire semplicemente quello che il governo ordinava di dire o pensare. Credevo davvero che il nostro caro leader potesse entrare nella mia mente e punirmi per i cattivi pensieri. E se lui non poteva udirmi, c’erano spie dappertutto”. Il padre di Yeonmi traffica nel mercato nero, si mette nei guai per una giovane amante a Pyongyang, e finisce in galera. L’attraversamento della Cina per arrivare in Corea del sud, dove i nordcoreani sono riconosciuti legalmente come cittadini, è il lungo travaglio che devono affrontare i nordcoreani in fuga. “Sia io che mia madre siamo state vendute come spose. La politica del figlio unico in Cina ha portato a squilibri tra i sessi. Spesso, soprattutto nelle zone più rurali, si abortisce in caso di figlie femmine o le si uccidono ancora in fasce. Poi però mancano le donne con cui costruire una famiglia. Un’occasione di business per i trafficanti di uomini che le importano dalla Corea, dalle Filippine, dal sud est asiatico” (tratto da un’intervista rilasciata a Iodonna – Correre della Sera).


“Natalità in calo in Francia”, il giornalista di Libération Luc Le Vaillant commenta la notizia: “Evitiamo di risolvere il problema della disoccupazione rimandando a casa metà della popolazione”.

Le Vaillant non digerisce la raccomandazione dell’Organizzazione mondiale della sanità, di allattare al seno fino a sei mesi: “La salute del povero, piccolo bebé occidentale, ingozzato d’igienismo proteico, non ha molto da temere dai biberon e dalle tettarelle di plastica. È molto più perturbante per il futuro della società che si rispediscano le donne in casa e che si rifondi la differenza sessuale”.

Come non essere d’accordo?


Nasce Ice Effex, la prima app che ci permette di vedere la nostra faccia se fossimo tossicodipendenti. La nuova app mostra gli effetti devastanti della metanfetamina sul volto. L’iniziativa è nata per scoraggiare gli adolescenti ad avvicinarsi alla droga. Funziona molto semplicemente: basta scattare un selfie o caricare una foto e l’app la modificherà automaticamente mostrando come la metanfetamina trasfigura il viso dopo 3, 6 o 12 mesi.

I creatori di Ice Effex, due coniugi australiani, lavorano da anni con alcolisti, senzatetto e tossicodipendenti.

Molti giovani sanno che le droghe sono nocive, of course, ma vedere la propria faccia ridotta in quel modo forse li aiuterà ad allontanarli dal mondo delle droghe.

(fonte immagine: Daily Mail)
(fonte immagine: Daily Mail)
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