Diesel il cane-eroe(?), la scuola del futuro, Elise Labott

Oggi parliamo di:

  • Elise Labott
  • AltSchool, la scuola del futuro
  • Diesel, il cane ucciso dai kamikaze dell’Isis

Elise Labott, corrispondente della Cnn, è stata sospesa per due settimane dall’emittente televisiva per un tweet. Il tweet in questione rileva la sua opinione riguardo il disegno di legge per i rifugiati siriani.

Diceva così: “La Camera approva il disegno di legge che potrebbe limitare i rifugiati siriani. La Statua della Libertà china la testa con angoscia”.

Tweet Elise Labott

Il decreto in questione blocca l’ingresso nel Paese di profughi siriani ed iracheni che non hanno superato severi controlli delle agenzie di sicurezza.

Poco dopo la giornalista si scusa con un altro tweet ma non è bastato: “Il mio tweet era inadeguato e irrispettoso. Chiedo sinceramente perdono”.

La Cnn sottolinea che Lobott, come corrispondente e commentatrice, è tenuta a rispettare la neutralità, ribadendo che è “essenziale” che la rete mantenga la propria politica di neutralità nel giornalismo. Sui social media La Cnn ha una politica rigorosa per i suoi giornalisti: “Se si dichiara pubblicamente la vostra preferenza per problemi o candidati o da una parte o l’altra della politica pubblica – dice l’emittente – la vostra obiettività risulta compromessa”.


 

Arriva da un’idea del 2013 di Max Ventilla, ex dirigente di Google, la nuova scuola del futuro. Si chiama AltSchool e attualmente è presente in cinque zone della Bay Area e ognuna di esse ha tra i 25 e i 100 studenti, tutti provenienti dalla Silicon Valley.

Alta tecnologia, tablet in dotazione e playlist per organizzare lo studio. Anche il metodo di ammissione è innovativo: non più colloqui privati. Gli studenti vengono divisi in gruppi per essere valutati in base al modo in cui interagiscono tra di loro. Non più test standardizzati ma  valutazioni trimestrali a cui gli stessi studenti si sottopongono per controllare i progressi che hanno fatto (non ci sono pagelle).

Inoltre, gli alunni possono scegliere in autonomia il proprio piano di studi, in base ai loro tempi di apprendimento e i loro interessi. Gli educatori monitorano il lavoro dei ragazzi tramite le telecamere (questo garantisce anche più sicurezza nelle aule). Tutto viene semplificato, compresa la divisione delle classi, ce ne sono solamente tre: “pre-K”, “lower elementary” per i bambini piccoli e “upper elementary” per i più grandi. Non c’è un orario di inizio né uno di fine: i bambini possono arrivare a scuola tra le 8 e le 9 del mattino. I genitori in questo modo, possono organizzarsi meglio la giornata.

Ultima cosa: alla AltSchool non ci sono campanelle. Perché? Perché la giornata finisce quando il bambino ha finito di fare quello che doveva fare: “La campanella era troppo “disconnessa” dal mondo reale”, ha spiegato al New York Post Mara Pauker, la co-responsabile dell’AltSchool di Brooklyn.

Questa scuola è privata, e costa 27.500 dollari l’anno.

Anche il fondatore di Facebook Mark Zuckerberg ha finanziato la scuola con un round di 100 milioni di dollari, al finanziamento hanno partecipato magnati americani come Pierre Omidyar, fondatore di eBay, e Laurene Powell Jobs, la vedova di Steve Jobs. Il round, alla fine, si è chiuso a 133milioni di dollari.

Questo modello innovativo di scuola è stato considerato dalle menti più brillanti della Silicon Valley come una delle migliori speranze per il futuro dell’istruzione.


Diesel, il cane morto durante il blitz contro l’appartamento dei terroristi collegati agli attentati terroristici di Parigi è diventato un eroe per tante persone.

Da subito su Twitter si diffonde l’hashtag #jesuischien e  #RIPDiesel, #prayfordog, facendo entrare Diesel tra i trending topic.

E a Sassari, Franco Sgarangella, direttore del Dipartimento di prevenzione dell’Asl di Sassari lancia la proposta di dedicare al pastore belga il giardino davanti agli uffici dei Servizi veterinari di Sassari, e la commenta così: “Diesel” è ancora una volta la dimostrazione della fedeltà e della generosità dei cani poliziotto addestrati per difendere l’uomo, a costo della vita. Davvero un esempio di eroismo”.

Diesel

Adesso io mi chiedo, con tutto l’amore e l’affetto che ho verso i nostri amici e compagni di vita a quattro zampe, ma veramente vogliamo dedicare una via a un cane? Ma sì, dedichiamo una via anche agli animali uccisi per le loro preziose pellicce? O ai topi di laboratorio? O alla scimmietta che è andata nello Spazio? (se già esiste fate un fischio). Posso tollerare la statua di Hachiko, il cane che aspettò per dieci anni il suo padrone alla stazione in cui l’uomo prendeva il treno per andare a lavoro. E’ un gesto carino degli abitanti e frequentatori del luogo. Ma trovarmi in “Via Diesel, il cane-eroe di Parigi” no! Non lo sopporto. Così come non sopporto l’hashtag #prayfordog e #jesuischien. Vi ricordo che erano hashtag nati per esseri umani, e anzi, visto come si sta mettendo la situazione, per l’umanità intera.

Se proprio vogliamo intitolare strade a qualcuno facciamolo in memoria degli umani! Di quelli che combattono, di quelli che muoiono sotto le mura delle scuole fatiscenti e pericolose, di quelli che vivono onestamente.

Gli eroi sono ben altri.

 

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