Ancora sul Daesh e sulla libertà d’espressione

La mia personalissima rassegna di oggi:

  • le ragazze e i ragazzi che si arruolano con l’Isis
  • la libertà d’espressione uccisa, ancora una volta. Questa volta si tratta di Ashraf Fayadh.

Samra Kesinovic, la ragazzina austriaca figlia di immigrati bosniaci partita per la Siria per arruolarsi con l’Isis è morta. Si era pentita ma ormai era troppo tardi, il suo destino era segnato. È stata uccisa. Il quotidiano austriaco Krone Zeitung racconta dettagli raccapriccianti. Della sorella invece, Sabina, non è chiaro se sia stata colpita o se si sia “immolata” come kamikaze.

Samara Kesinovic e Sabina Kesinovic

Al momento della partenza avevano lasciato un biglietto ai genitori in cui chiedevano di non essere cercate e annunciavano che “serviremo Allah e moriremo per lui”.

A ottobre erano riuscite a contattare le famiglie chiedendo di aiutarle a tornare a casa. Vienna fece sapere che un rimpatrio era “quasi impossibile”.

Come loro furono tante le ragazzine partite per arruolarsi con l’Isis e sposare i jiadisti. Ne parlavo qui lo scorso febbraio. 


Rimanendo in tema di giovani che si arruolano con lo Stato islamico, oggi vi parlo delle madri di chi si arruola.

Sono quasi 4.000 i foreign fighter partiti dall’Europa per andare a ingrossare le fila dell’Isis. Oggi chiamato anche Daesh. Secondo un rapporto dell’International Centre for the Study of Radicalisation and Political Violence (ICRS), ben 1.200 di questi giovani sono partiti dalla Francia. Seguono Regno Unito e Germania (500-600) e Belgio (440), mentre dall’Italia sarebbero partiti 80 combattenti.

E sono tantissime le madri che cercano di riportare a casa i loro figli.

Come la canadese Christianne Boudreau che, dopo aver perso nel 2014 il figlio Damian, 22 anni, ad Aleppo, ha fondato Mothers For Life, una rete di madri che su internet lancia appelli per farli tornare a casa.

Un’altra di loro, Saida Munye, sta cercando di recuperare la figlia Fatima, studentessa di ingegneria che tuttora vive nel Califfato dopo aver sposato un reclutatore dello Stato islamico. Saida collabora con l’organizzazione Women Without Borders, che a sua volta ha creato Sisters Against Violent Extremism (SAVE), la prima piattaforma globale antiterrorismo basata sul coinvolgimento delle donne, e delle madri.

Le ragazze “cambiano modo di vestirsi, iniziano a criticare la lunghezza delle gonne delle compagne di classe, rinunciano agli alcolici o a mangiare a casa se in tavola c’è il vino”. I ragazzi “si allontanano dagli amici di sempre e dalla famiglia, tagliano ogni contatto con i non-credenti che si frappongono fra loro e il jihad, inclusi i genitori”.

Il percorso è duro e complesso, ambizioso e di difficile esito positivo.


 

E ancora una volta parliamo di libertà d’espressione ridotta ai minimi termini, anzi alla morte. E’ stato infatti condannato a morte Ashraf Fayadh.

Poeta, curatore e artista, è stato condannato a morte da un tribunale dell’Arabia Saudita, paese dove è nato da genitori palestinesi. È accusato di aver promosso l’ateismo con i suoi testi inclusi nell’antologia poetica Instructions within (2008) di aver mancato di rispetto al profeta Maometto e di aver minacciato la moralità saudita. La sentenza è stata emessa il 17 novembre ed è previsto che Fayadh possa presentare una richiesta d’appello entro trenta giorni.

Fayadh, 35 anni, è rappresentante dell’organizzazione di artisti britannico-saudita Edge of Arabia. È stato arrestato nel gennaio dello scorso anno e nel maggio dello stesso anno è stato condannato a quattro anni di prigione e 800 frustate da un tribunale di Abha, nel sudovest dell’Arabia Saudita. Dopo che il suo primo ricorso è stato respinto, una nuova corte lo ha condannato a morte.

(fonte immagine: Instagram)
(fonte immagine: Instagram, profilo di Ashraf Fayadh)
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5 pensieri su “Ancora sul Daesh e sulla libertà d’espressione

  1. Siamo tutti influenzabil ed i giovani in modo particolare…. La tecnica e’ sempre la stessa…usata anche dai nostri mass media che ci fanno credere e vedere cose che non esistono….. Mi dispiace ma questa e’ la vita che ci siamo costruiti…….

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    1. Certo siamo tutti influenzabili 😕 Ma credo ancora nella buona missione dei mass media e dei social media! Non so che tipo di meccanismo fanno nascere in chi si vuole arruolare…qualcosa di spaventoso!

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  2. Ho scritto mi piace nel senso che ho letto e, per l’ennesima volta sono rimasto scandalizzato nel leggere certe cose.
    Soprattutto mi offende pensare che “andiamo d’accordo” con Paesi che “frustano” e “condannano a morte” in quel modo.
    Buona notte.
    Quarc

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