Pregare ad alta voce a Dallas

L’immagine di oggi.

prayer in Dallas
Fonte immagine Time Magazine – foto di Ruddy Roye

Si è avvicinato al luogo di preghiera improvvisato, e ha iniziato a pregare. Prima a bassa voce, poi come un predicatore e infine a cantare a squarciagola la sua preghiera:

Nessuno farà più del male a questa città di Dallas. Prego per questi ufficiali che hanno perso la vita, adesso è il momento di lenire le ferite”.

 

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Welcome to #BasKenya – Un sogno che si realizza

Se la solidarietà, per quel che vedo in questi giorni, avesse un nome, si chiamerebbe BasKenya, e se avesse un’immagine sarebbe di certo questa:

Salvatore Correddu, agronomo ozierese di 33 anni, ha inseguito il suo sogno: costruire un campo da basket per i bambini di Kapenguria, in Kenya.

Il suo sogno è diventato il sogno di tutti coloro che, da qui, lo seguono giorno per giorno e lo appoggiano nella sua avventura. Salvatore si è voluto fermare per fare ciò che realmente voleva fare.

Ho deciso di fermare il treno in corsa della mia vita, fatto di metropoli, orari, scadenze, per provare a realizzare un sogno che ho lasciato scivolare per troppo tempo, nascondendomi troppo spesso dietro la parola tempo, c’è tempo. In questi anni ho avuto la fortuna di viaggiare spesso. Per viaggio intendo non solo il momento di stacco dalla routine quotidiana, che spesso monopolizza la maggior parte dei giorni della nostra vita. Per viaggio intendo anche, e soprattutto, adattarsi e vivere in nuove realtà. 

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Sofia esiste

Lei è Sofia.

Sofia esiste.

Sofia esiste nelle menti di chi si appassiona per una giusta causa, di chi riflette di fronte a questi visi, di chi si documenta sulle stragi incompiute e sulle stragi che hanno un nome: la guerra dei soldi.

Sofia è ogni bambino che vive il dramma della guerra, che è stato costretto a lasciare la propria casa o ha smesso di crescere per mancanza di cibo.

Sofia non esiste.

Lei è virtuale: è stata creata dall’Unicef Svezia utilizzando i volti di 500 bambini che abitano in zone di conflitto.

La sua storia è raccontata in un video in cui è proprio la bambina a parlare:

Sono i bambini che nessuno vede. Nei disastri di cui nessuno parla“.

#ForSofia è la campagna lanciata da Unicef per dare voce a una situazione che coinvolge oltre 250 milioni di bambini in tutto il mondo.

Sono i bambini che nessuno vede. Nei disastri di cui nessuno parla“.

ForSofia (fonte immagine Unicef Sverige)
#ForSofia (fonte immagine Unicef Sverige)

 

Lego, un mondo non solo ideale

Grazie alla richiesta di un gruppo di sostenitori, l’azienda danese Lego ha tirato fuori dal suo cilindro l’omino in sedia  a rotelle.

In realtà un omino simile esisteva già nel mondo Lego ma non venne apprezzato: si trattava di un anziano, la cui carrozzella veniva spinta da una giovane. I contrari sostenevano che il mondo della disabilità non era rappresentato in maniera giusta: l’omino anziano era rappresentativo solamente del mondo degli adulti.

Questa volta il personaggio disabile è giovane e si muove con disinvoltura nei parchi.

#ToyLikeMe (giocattoli come me) è l’hashtag col quale è stata lanciata la petizione, firmata da più di ventimila persone.

La lettera apparsa sul sito Change.org recitava così:

Ciao Lego! Per favore, fai che questo sia l’ultimo Natale in cui i bambini disabili restano culturalmente esclusi dai tuoi amati giocattoli”.

Il nuovo omino sarà in commercio da giugno 🙂

(fonte immagine: AFP-Getty Images- Daniel Karmann)
(fonte immagine: AFP-Getty Images- Daniel Karmann)

 

Indonesiani in fasce che fumano. Cultura o disagio sociale?

Al posto del ciuccio la sigaretta.

In Indonesia i bambini fumano, e sono tantissimi.

Le industrie del tabacco, secondo quanto riportato da un’inchiesta di La Presse, hanno messo radici nei paese poveri che hanno pochi strumenti per combattere il tabagismo. È il caso dell’Indonesia, uno dei mercati meno regolamentati del mondo.

Il bambino nella foto ha 7 anni, ma fuma da quando ne aveva poco più di uno. Un anno.

Con 250 milioni di abitanti e una lotta al tabagismo che non trova seguito (il paese non ha firmato la convenzione per la lotta al tabacco dell’Organizzazione Mondiale della Salute), l’Indonesia, per le industrie del tabacco, è un paradiso. E non è tutto: il governo ha fatto delle sigarette “ktretek”, un mix di tabacco e chiodi di garofano, un vero e proprio patrimonio culturale.

Si tratta di cultura o disagio sociale?

(fonte immagine pressreader.com)
(fonte immagine pressreader.com)