Il giornalismo che cambia

La Bbc usa Instagram come canale di informazione.

Il nuovo progetto si chiama Instafax e mira a sfruttare la condivisione di video che l’app offre da qualche mese ai suoi utenti. Tramite filmati con testi di 15 secondi la Bbc posta su Instragram brevissimi lanci di notizie o il riassunto dei titoli delle maggiori news di giornata.

I video contengono poche informazioni proprio perché pensati per un pubblico che fruisce questi contenuti su schermi molto piccoli e in mobilità. Per gli aggiornamenti il video rimanda direttamente al sito della Bbc.

In un’intervista rilasciata al Guardian, Steve Herrmann, Head of Bbc News Online, ha dichiarato che “il progetto nasce con l’idea di raggiungere un pubblico che non è quello classico dell’emittente inglese e che si informa principalmente tramite i social media“.

Qua la Bbc spiega il servizio Instafax

Anche il quotidiano inglese The Guardian ha iniziato a usare Instagram come canale informativo. Ma in modo più tradizionale: posta immagini relative ai servizi messi in piedi dai suoi giornalisti. In questo modo, i reporter possono comunicare ai loro lettori il “dietro le quinte” di un reportage utilizzando l’hashtag #GuardianCam. Continue reading “Il giornalismo che cambia”

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Musulmani che accusano donne, musulmani che salvano cristiani, le proteste a Roma contro il bavaglio turco

I fatti che racconto oggi nella mia personalissima rassegna:

  • La difesa dell’Imam Sami Abu-Yusuf sulle violenze alle donne a Colonia
  • Salah Farah, insegnante keniota di religione musulmana è morto. Aveva protetto alcuni cristiani
  • #noalbavaglioturco La manifestazione a Roma: “Liberate i giornalisti”

A quasi un mese di distanza dalla notte di violenza di Colonia in cui molte giovani donne sono state aggredite da centinaia di molestatori, Sami Abu-Yusuf, imam di una moschea salafita della città tedesca, esprime la sua terribile opinione sulla vicenda.

“Muslim cleric says Cologne sex attacks were the victims’ fault because they wore PERFUME” – questo il titolo dell’articolo pubblicato mercoledì dal Daily Mail

L’imam invita le vittime delle violenze a sentirsi colpevoli per aver indossato profumo. La guida musulmana avrebbe dichiarato di non essersi affatto stupito delle violenze subite dalle ragazze perché “il loro modo di vestirsi non era adeguato. Vestirsi così è come aggiungere benzina sul fuoco, non mi sorprende che gli uomini volessero attaccarle”. Continue reading “Musulmani che accusano donne, musulmani che salvano cristiani, le proteste a Roma contro il bavaglio turco”

Giornalisti e giornalismi uccisi: il duro terreno in Medio Oriente e in Europa

Questo sabato: il triste rapporto di Reporter Senza Frontiere, la libertà di espressione in Polonia,  e Can Dundar, giornalista turco arrestato, ha scritto a Matteo Renzi.

Allarmante rapporto quello di RSF: due terzi dei 110 giornalisti uccisi nel 2015 sono stati colpiti fuori dalle zone di guerra.

Il numero di giornalisti tenuti in ostaggio aumentano vertiginosamente del 35%

-49 sono stati uccisi per motivi specifici legati alla professione;

-18 mentre lavoravano;

-43 per motivi non specifici ma riconducibili alla loro attività.

giornalisti uccisi 2015
(fonte immagine: rsfitalia.org)

Un dato allarmante è la diffusione di uccisioni in terreno europeo: la Francia, per colpa della strage di Charlie Hebdo, si trova ad essere il terzo Paese per reporter morti (8) dopo Iraq (11) e Siria (10).

La zona più pericolosa per i giornalisti rimane indubbiamente il Vicino Oriente: 79 rapimenti (il 70% dei casi avviene in zone di guerra).
Incarcerazione dei reporter: i paesi con i regimi più repressivi sono Cina (153), Egitto (22), Iran (18), Eritrea (15) e Turchia (9).


Decina di migliaia di manifestanti sono scesi sabato scorso in strada a Varsavia, e nelle principali città della Polonia, per far sentire la loro voce contro la nuova legge sui media e la riforma della Corte costituzionale, approvate dal governo ultra-conservatore, guidato dal partito Diritto e Giustizia.

Uno degli slogan più urlati dalla folla è stato: “Siamo a Varsavia, non a Budapest“. Come dire: non vogliamo politiche reazionarie come quelle portate avanti da Viktor Orbán.
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Donne in politica, le saudite finalmente votano

Nella mia personalissima rassegna stampa di oggi parlo di donne e politica.

Non potevo non riportare una notizia bellissima, e storica: le donne saudite possono finalmente votare, e farsi votare.

In Francia invece assistiamo alla sconfitta dell’estrema destra di Marine Le Pen e della nipote Marion, una sconfitta che però segna l’aumento del consenso accordato al Front National.

In Brasile i manifestanti vogliono la destituzione di Dilma Rousseff.


Domenica scorsa in Arabia Saudita è stata scritta una pagina importante di storia: le donne posso  recarsi finalmente alle urne. Elettori ed elettrici sono stati chiamati a scegliere tra 6.000 uomini e 900 donne candidati ai seggi dei 284 consigli municipali.

L’Arabia saudita era rimasto l’ultimo paese al mondo che non permetteva alle donne di votare o essere candidate.

I sauditi che hanno votato sono stati 1.486.477, di cui solo 130.637 donne perché queste ultime hanno avuto ostacoli burocratici e problemi di trasporto per recarsi ai seggi, ricordiamo che le donne non possono ancora guidare. Inoltre, sono stati vietati comizi di fronte agli uomini.

La prima donna di cui è stata annunciata l’elezione si chiama Salma, eletta nel piccolo villaggio di Madrakah, a circa 150 chilometri a nord della Mecca, il luogo più sacro dell’Islam.  Continue reading “Donne in politica, le saudite finalmente votano”

Ancora sul Daesh e sulla libertà d’espressione

La mia personalissima rassegna di oggi:

  • le ragazze e i ragazzi che si arruolano con l’Isis
  • la libertà d’espressione uccisa, ancora una volta. Questa volta si tratta di Ashraf Fayadh.

Samra Kesinovic, la ragazzina austriaca figlia di immigrati bosniaci partita per la Siria per arruolarsi con l’Isis è morta. Si era pentita ma ormai era troppo tardi, il suo destino era segnato. È stata uccisa. Il quotidiano austriaco Krone Zeitung racconta dettagli raccapriccianti. Della sorella invece, Sabina, non è chiaro se sia stata colpita o se si sia “immolata” come kamikaze.

Samara Kesinovic e Sabina Kesinovic

Al momento della partenza avevano lasciato un biglietto ai genitori in cui chiedevano di non essere cercate e annunciavano che “serviremo Allah e moriremo per lui”.

A ottobre erano riuscite a contattare le famiglie chiedendo di aiutarle a tornare a casa. Vienna fece sapere che un rimpatrio era “quasi impossibile”.

Come loro furono tante le ragazzine partite per arruolarsi con l’Isis e sposare i jiadisti. Ne parlavo qui lo scorso febbraio.  Continue reading “Ancora sul Daesh e sulla libertà d’espressione”