Sofia esiste

Lei è Sofia.

Sofia esiste.

Sofia esiste nelle menti di chi si appassiona per una giusta causa, di chi riflette di fronte a questi visi, di chi si documenta sulle stragi incompiute e sulle stragi che hanno un nome: la guerra dei soldi.

Sofia è ogni bambino che vive il dramma della guerra, che è stato costretto a lasciare la propria casa o ha smesso di crescere per mancanza di cibo.

Sofia non esiste.

Lei è virtuale: è stata creata dall’Unicef Svezia utilizzando i volti di 500 bambini che abitano in zone di conflitto.

La sua storia è raccontata in un video in cui è proprio la bambina a parlare:

Sono i bambini che nessuno vede. Nei disastri di cui nessuno parla“.

#ForSofia è la campagna lanciata da Unicef per dare voce a una situazione che coinvolge oltre 250 milioni di bambini in tutto il mondo.

Sono i bambini che nessuno vede. Nei disastri di cui nessuno parla“.

ForSofia (fonte immagine Unicef Sverige)
#ForSofia (fonte immagine Unicef Sverige)

 

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Il giornalismo che cambia

La Bbc usa Instagram come canale di informazione.

Il nuovo progetto si chiama Instafax e mira a sfruttare la condivisione di video che l’app offre da qualche mese ai suoi utenti. Tramite filmati con testi di 15 secondi la Bbc posta su Instragram brevissimi lanci di notizie o il riassunto dei titoli delle maggiori news di giornata.

I video contengono poche informazioni proprio perché pensati per un pubblico che fruisce questi contenuti su schermi molto piccoli e in mobilità. Per gli aggiornamenti il video rimanda direttamente al sito della Bbc.

In un’intervista rilasciata al Guardian, Steve Herrmann, Head of Bbc News Online, ha dichiarato che “il progetto nasce con l’idea di raggiungere un pubblico che non è quello classico dell’emittente inglese e che si informa principalmente tramite i social media“.

Qua la Bbc spiega il servizio Instafax

Anche il quotidiano inglese The Guardian ha iniziato a usare Instagram come canale informativo. Ma in modo più tradizionale: posta immagini relative ai servizi messi in piedi dai suoi giornalisti. In questo modo, i reporter possono comunicare ai loro lettori il “dietro le quinte” di un reportage utilizzando l’hashtag #GuardianCam. Continue reading “Il giornalismo che cambia”

Lego, un mondo non solo ideale

Grazie alla richiesta di un gruppo di sostenitori, l’azienda danese Lego ha tirato fuori dal suo cilindro l’omino in sedia  a rotelle.

In realtà un omino simile esisteva già nel mondo Lego ma non venne apprezzato: si trattava di un anziano, la cui carrozzella veniva spinta da una giovane. I contrari sostenevano che il mondo della disabilità non era rappresentato in maniera giusta: l’omino anziano era rappresentativo solamente del mondo degli adulti.

Questa volta il personaggio disabile è giovane e si muove con disinvoltura nei parchi.

#ToyLikeMe (giocattoli come me) è l’hashtag col quale è stata lanciata la petizione, firmata da più di ventimila persone.

La lettera apparsa sul sito Change.org recitava così:

Ciao Lego! Per favore, fai che questo sia l’ultimo Natale in cui i bambini disabili restano culturalmente esclusi dai tuoi amati giocattoli”.

Il nuovo omino sarà in commercio da giugno 🙂

(fonte immagine: AFP-Getty Images- Daniel Karmann)
(fonte immagine: AFP-Getty Images- Daniel Karmann)

 

Indonesiani in fasce che fumano. Cultura o disagio sociale?

Al posto del ciuccio la sigaretta.

In Indonesia i bambini fumano, e sono tantissimi.

Le industrie del tabacco, secondo quanto riportato da un’inchiesta di La Presse, hanno messo radici nei paese poveri che hanno pochi strumenti per combattere il tabagismo. È il caso dell’Indonesia, uno dei mercati meno regolamentati del mondo.

Il bambino nella foto ha 7 anni, ma fuma da quando ne aveva poco più di uno. Un anno.

Con 250 milioni di abitanti e una lotta al tabagismo che non trova seguito (il paese non ha firmato la convenzione per la lotta al tabacco dell’Organizzazione Mondiale della Salute), l’Indonesia, per le industrie del tabacco, è un paradiso. E non è tutto: il governo ha fatto delle sigarette “ktretek”, un mix di tabacco e chiodi di garofano, un vero e proprio patrimonio culturale.

Si tratta di cultura o disagio sociale?

(fonte immagine pressreader.com)
(fonte immagine pressreader.com)

Musulmani che accusano donne, musulmani che salvano cristiani, le proteste a Roma contro il bavaglio turco

I fatti che racconto oggi nella mia personalissima rassegna:

  • La difesa dell’Imam Sami Abu-Yusuf sulle violenze alle donne a Colonia
  • Salah Farah, insegnante keniota di religione musulmana è morto. Aveva protetto alcuni cristiani
  • #noalbavaglioturco La manifestazione a Roma: “Liberate i giornalisti”

A quasi un mese di distanza dalla notte di violenza di Colonia in cui molte giovani donne sono state aggredite da centinaia di molestatori, Sami Abu-Yusuf, imam di una moschea salafita della città tedesca, esprime la sua terribile opinione sulla vicenda.

“Muslim cleric says Cologne sex attacks were the victims’ fault because they wore PERFUME” – questo il titolo dell’articolo pubblicato mercoledì dal Daily Mail

L’imam invita le vittime delle violenze a sentirsi colpevoli per aver indossato profumo. La guida musulmana avrebbe dichiarato di non essersi affatto stupito delle violenze subite dalle ragazze perché “il loro modo di vestirsi non era adeguato. Vestirsi così è come aggiungere benzina sul fuoco, non mi sorprende che gli uomini volessero attaccarle”. Continue reading “Musulmani che accusano donne, musulmani che salvano cristiani, le proteste a Roma contro il bavaglio turco”