Ancora sul Daesh e sulla libertà d’espressione

La mia personalissima rassegna di oggi:

  • le ragazze e i ragazzi che si arruolano con l’Isis
  • la libertà d’espressione uccisa, ancora una volta. Questa volta si tratta di Ashraf Fayadh.

Samra Kesinovic, la ragazzina austriaca figlia di immigrati bosniaci partita per la Siria per arruolarsi con l’Isis è morta. Si era pentita ma ormai era troppo tardi, il suo destino era segnato. È stata uccisa. Il quotidiano austriaco Krone Zeitung racconta dettagli raccapriccianti. Della sorella invece, Sabina, non è chiaro se sia stata colpita o se si sia “immolata” come kamikaze.

Samara Kesinovic e Sabina Kesinovic

Al momento della partenza avevano lasciato un biglietto ai genitori in cui chiedevano di non essere cercate e annunciavano che “serviremo Allah e moriremo per lui”.

A ottobre erano riuscite a contattare le famiglie chiedendo di aiutarle a tornare a casa. Vienna fece sapere che un rimpatrio era “quasi impossibile”.

Come loro furono tante le ragazzine partite per arruolarsi con l’Isis e sposare i jiadisti. Ne parlavo qui lo scorso febbraio.  Continue reading “Ancora sul Daesh e sulla libertà d’espressione”

Diesel il cane-eroe(?), la scuola del futuro, Elise Labott

Oggi parliamo di:

  • Elise Labott
  • AltSchool, la scuola del futuro
  • Diesel, il cane ucciso dai kamikaze dell’Isis

Elise Labott, corrispondente della Cnn, è stata sospesa per due settimane dall’emittente televisiva per un tweet. Il tweet in questione rileva la sua opinione riguardo il disegno di legge per i rifugiati siriani.

Diceva così: “La Camera approva il disegno di legge che potrebbe limitare i rifugiati siriani. La Statua della Libertà china la testa con angoscia”.

Tweet Elise Labott

Il decreto in questione blocca l’ingresso nel Paese di profughi siriani ed iracheni che non hanno superato severi controlli delle agenzie di sicurezza.

Poco dopo la giornalista si scusa con un altro tweet ma non è bastato: “Il mio tweet era inadeguato e irrispettoso. Chiedo sinceramente perdono”.

La Cnn sottolinea che Lobott, come corrispondente e commentatrice, è tenuta a rispettare la neutralità, ribadendo che è “essenziale” che la rete mantenga la propria politica di neutralità nel giornalismo. Sui social media La Cnn ha una politica rigorosa per i suoi giornalisti: “Se si dichiara pubblicamente la vostra preferenza per problemi o candidati o da una parte o l’altra della politica pubblica – dice l’emittente – la vostra obiettività risulta compromessa”.
Continue reading “Diesel il cane-eroe(?), la scuola del futuro, Elise Labott”

La lettera di Sara Khan contro l’Isis e in difesa delle donne

Oggi la mia attenzione é stata attirata da un articolo del quotidiano inglese The Independent pubblicato ieri: “Muslim women’s rights campaigner writes heartfelt letter to girls thinking of joining Isis”. 

L’articolo parla di una lettera.

La lettera è stata pubblicata da Inspireun’organizzazione di difesa non governativa che lavora per contrastare l’estremismo e la disuguaglianza di genere. Essa é indirizzata alle ragazze che si pensa abbiano abbandonato Londra per sostenere l’Isis e le sue azioni.

Le tre studentesse all'aeroporto di Londra-Gatwick
Le tre studentesse all’aeroporto di Londra-Gatwick (fonte immagine: Independent.co.uk)

Sara Khan, direttrice e co-fondatrice di Inspire, ha esortato le giovani ragazze a lasciar perdere la propaganda dei fondamentalisti che mirano proprio alle donne che usano i social media e i forum online di discussione. “Non esiste religione che obbliga a promettere lealtà a chi si è auto proclamato capo di un gruppo terrorista e che dice di essere il Califfo” , e ancora continua “Per secoli i musulmani hanno vissuto in terre che non erano sotto il controllo musulmano. Il Profeta, mentre era in vita, non chiedeva ai musulmani che avevano fatto la Piccola Egira nel 613 in Abissinia (l’attuale Etiopia) di farla a Medina (la città illuminatissima, Madinat al-Nabi: città del Profeta) quando Medina era controllata dal Profeta”.

Ricordiamo che Maometto si trasferì a Medina il 16 luglio 622, data ricordata dai musulmani come l’inizio dell’Egira (l’emigrazione appunto da La Mecca a Medina come simbolo di rottura dei vincoli tribali). Medina é considerata la seconda città santa dell’Islam dopo La Mecca.

Khan descrive alcuni secoli durante i quali Cristiani e Musulmani coesistevano pacificamente, periodi che sono in netto contrasto con le persecuzioni dell’Isis inflitte alle minoranze che vivono in zone sotto il suo controllo.

Nella lettera Sara Khan parla anche delle donne e della loro importanza in tempi antichi…

La lettera termina con un’esortazione: “Cara sorella, non distruggere la tua vita […] vivendo nella menzogna. Troverai molte delle tue sorelle che hanno rifiutato la chiamata dell’Isis […]. Non esitare a contattarmi direttamente se vorrai parlare di più. Stiamo facendo resistenza a questi estremisti che denigrano gli insegnamenti dell’Islam […]”.

Il testo integrale della lettera si può leggere qui: http://www.wewillinspire.com/tag/makingastand/

Crisi libica oggi

La notizia di oggi che riguarda la crisi libica è che il generale Khalifa Haftar è stato nominato comandante generale dell’esercito libico. Lo ha dichiarato il portavoce delle Forze armate, Mohamed El Hegazi. L’incarico è stato appena creato da un emendamento alla legge sull’esercito libico e servirà a “supervisionare tutte le componenti” delle Forze armate. Il comandante generale avrà “tutte le prerogative” del ministro della Difesa e del Capo di Stato maggiore.

“Il tema della Libia non è solo un tema italiano, ma una priorità per tutta l’Europa e per il Mediterraneo che non può essere un cimitero ne’ una periferia ma il cuore del nostro continente”, ha detto Renzi all’Eliseo durante il vertice Hollande-Renzi di ieri.  ”Oggi il tema di un intervento delle forze Onu” in Libia “con un’operazione di peacekeeping non è all’ordine del giorno”. Ha aggiunto Renzi.

In Libia regna il caos, l’ambasciata italiana è stata chiusa il 16 gennaio e sono stati fatti rimpatriare gli ultimi italiani rimasti. A ciò si aggiunge il comunicato-minaccia dell’ISIS contro Roma. Inizialmente il Governo Renzi ha annunciato un’azione di task force (un intervento militare, per intenderci) poi la necessità di un’azione di peace keeping (mantenimento della pace) da parte dell’ONU. Secondo il Premier è fondamentale parlare col governo di Tobruk, legalmente eletto a giugno nonostante un’affluenza del 20%, e con le varie tribù. In parole povere, guidare un’azione diplomatica firmata ONU.

È possibile parlare coi fondamentalisti civilmente? Io credo di no. Credo che chi decapiti a destra e a manca civili con tale freddezza di fronte a una telecamera non sia in grado di dialogare coi nostri governi occidentali. Ma c’è chi pensa che sensazionalismo mediatico e troppa apprensione stiano facendo perdere di vista la vera realtà dei fatti. L’ISIS effettivamente controlla piccole parti di territorio libico, e pare si parli di qualche centinaio di uomini. Secondo il Wall Street Journal, il capo dell’ISIS Abu Bakr al Baghdadi mandò in Libia alcuni suoi collaboratori per verificare la possibilità di una collaborazione con i jihadisti locali di Derna, tradizionalmente centro del jihadismo libico. Dopo l’addestramento i miliziani iniziano attacchi violenti in Libia, a Tripoli lo scorso gennaio.

Nel documento diffuso dai miliziani si parla della Libia come porta strategica per lo Stato Islamico. Il documento è scritto in arabo ed è stato tradotto dalla Quilliam Foundation, un centro studi britannico che si occupa di anti-terrorismo. Si parla dell’enorme quantità di armi facilmente recuperabile in territorio libico (la Libia è piena di armi dalla caduta di Gheddafi). “La Libia, dice il documento, “ha una costa che si estende per moltissimi chilometri e che guarda agli stati crociati del sud, che possono essere raggiunti facilmente anche con una barca rudimentale”. Nel documento si cita apertamente la possibilità di compiere degli attacchi nei paesi europei.

Ma tutto ciò viene minimizzato e visto come lontana possibilità.

L’avevano chiamata la Primavera araba, quella rinascita del 2011 contro i regimi arabi iniziata in Syria, Egitto, Libia, Yemen, Marocco, Giordania e altri paesi. Di primavera democratica si è visto ben poco in Libia dopo la morte di Gheddafi. La Libia non ha una società civile, non ha associazioni e partiti, ma i giovani che vivono in Italia sono pronti a dire che “Si stava meglio con la dittatura del colonnello, non potevamo votare ma avevamo un lavoro e una casa”. Parole dure ma tristemente vere. E la Libia oggi si trova con un governo, per legge, e un’anarchia, di fatto, e infine, non per importanza, con gli interessi geopolitici degli stati confinanti.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Syria under attack

Proprio stanotte gli USA e gli stati alleati hanno attaccato l’Isis in Siria. Giordania, Arabia Saudita, Bahrein, Qatar ed Emirati Arabi Uniti sono gli stati alleati, ma da parte loro l’attacco resta simbolico.

Dovremo solo aspettare quale sarà la prossima dello Stato Islamico terrorista.

A San Pietro resta alta l’allerta su possibili attacchi.