Musulmani che accusano donne, musulmani che salvano cristiani, le proteste a Roma contro il bavaglio turco

I fatti che racconto oggi nella mia personalissima rassegna:

  • La difesa dell’Imam Sami Abu-Yusuf sulle violenze alle donne a Colonia
  • Salah Farah, insegnante keniota di religione musulmana è morto. Aveva protetto alcuni cristiani
  • #noalbavaglioturco La manifestazione a Roma: “Liberate i giornalisti”

A quasi un mese di distanza dalla notte di violenza di Colonia in cui molte giovani donne sono state aggredite da centinaia di molestatori, Sami Abu-Yusuf, imam di una moschea salafita della città tedesca, esprime la sua terribile opinione sulla vicenda.

“Muslim cleric says Cologne sex attacks were the victims’ fault because they wore PERFUME” – questo il titolo dell’articolo pubblicato mercoledì dal Daily Mail

L’imam invita le vittime delle violenze a sentirsi colpevoli per aver indossato profumo. La guida musulmana avrebbe dichiarato di non essersi affatto stupito delle violenze subite dalle ragazze perché “il loro modo di vestirsi non era adeguato. Vestirsi così è come aggiungere benzina sul fuoco, non mi sorprende che gli uomini volessero attaccarle”. Continue reading “Musulmani che accusano donne, musulmani che salvano cristiani, le proteste a Roma contro il bavaglio turco”

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La moda alla conquista delle donne islamiche

L’immagine di oggi parla di moda.

Non sono solita trattare argomenti di moda, ma questa volta la mia attenzione è caduta sulla nuova collezione Dolce&Gabbana dedicata alle donne islamiche.

Non è la prima casa di moda a fare il passo, già DKNY, e poi Valentino, Prada, Victoria Beckham, Yohji Yamamoto si sono avventurati nel mondo della moda islamica. E anche marchi più popolari come Zara e Mango hanno lanciato una propria Ramadan Collection così come H&M.

Tessuti leggeri, lunghi camici e vistosi occhiali da sole.  A dare un tocco di vivacità fiori e pizzi.

Coperte, ma con stile…..

Secondo Carlo Capasa, presidente della Camera della Moda Italiana, l’islamic fashion “rappresenta un mercato potenziale di circa 300 miliardi di dollari che dovrebbe crescere fino a circa 500 miliardi nel 2019”.

Se le case stilistiche internazionali sposano questo stile allora il mercato potrebbe abbracciare i lontani (culturalmente) consumatori dell’Arabia Saudita, degli Emirati Arabi, dell’Iran, fino ad arrivare ai musulmani di casa nostra, europei e americani.

 

 

Donne in politica, le saudite finalmente votano

Nella mia personalissima rassegna stampa di oggi parlo di donne e politica.

Non potevo non riportare una notizia bellissima, e storica: le donne saudite possono finalmente votare, e farsi votare.

In Francia invece assistiamo alla sconfitta dell’estrema destra di Marine Le Pen e della nipote Marion, una sconfitta che però segna l’aumento del consenso accordato al Front National.

In Brasile i manifestanti vogliono la destituzione di Dilma Rousseff.


Domenica scorsa in Arabia Saudita è stata scritta una pagina importante di storia: le donne posso  recarsi finalmente alle urne. Elettori ed elettrici sono stati chiamati a scegliere tra 6.000 uomini e 900 donne candidati ai seggi dei 284 consigli municipali.

L’Arabia saudita era rimasto l’ultimo paese al mondo che non permetteva alle donne di votare o essere candidate.

I sauditi che hanno votato sono stati 1.486.477, di cui solo 130.637 donne perché queste ultime hanno avuto ostacoli burocratici e problemi di trasporto per recarsi ai seggi, ricordiamo che le donne non possono ancora guidare. Inoltre, sono stati vietati comizi di fronte agli uomini.

La prima donna di cui è stata annunciata l’elezione si chiama Salma, eletta nel piccolo villaggio di Madrakah, a circa 150 chilometri a nord della Mecca, il luogo più sacro dell’Islam.  Continue reading “Donne in politica, le saudite finalmente votano”

La lettera di Sara Khan contro l’Isis e in difesa delle donne

Oggi la mia attenzione é stata attirata da un articolo del quotidiano inglese The Independent pubblicato ieri: “Muslim women’s rights campaigner writes heartfelt letter to girls thinking of joining Isis”. 

L’articolo parla di una lettera.

La lettera è stata pubblicata da Inspireun’organizzazione di difesa non governativa che lavora per contrastare l’estremismo e la disuguaglianza di genere. Essa é indirizzata alle ragazze che si pensa abbiano abbandonato Londra per sostenere l’Isis e le sue azioni.

Le tre studentesse all'aeroporto di Londra-Gatwick
Le tre studentesse all’aeroporto di Londra-Gatwick (fonte immagine: Independent.co.uk)

Sara Khan, direttrice e co-fondatrice di Inspire, ha esortato le giovani ragazze a lasciar perdere la propaganda dei fondamentalisti che mirano proprio alle donne che usano i social media e i forum online di discussione. “Non esiste religione che obbliga a promettere lealtà a chi si è auto proclamato capo di un gruppo terrorista e che dice di essere il Califfo” , e ancora continua “Per secoli i musulmani hanno vissuto in terre che non erano sotto il controllo musulmano. Il Profeta, mentre era in vita, non chiedeva ai musulmani che avevano fatto la Piccola Egira nel 613 in Abissinia (l’attuale Etiopia) di farla a Medina (la città illuminatissima, Madinat al-Nabi: città del Profeta) quando Medina era controllata dal Profeta”.

Ricordiamo che Maometto si trasferì a Medina il 16 luglio 622, data ricordata dai musulmani come l’inizio dell’Egira (l’emigrazione appunto da La Mecca a Medina come simbolo di rottura dei vincoli tribali). Medina é considerata la seconda città santa dell’Islam dopo La Mecca.

Khan descrive alcuni secoli durante i quali Cristiani e Musulmani coesistevano pacificamente, periodi che sono in netto contrasto con le persecuzioni dell’Isis inflitte alle minoranze che vivono in zone sotto il suo controllo.

Nella lettera Sara Khan parla anche delle donne e della loro importanza in tempi antichi…

La lettera termina con un’esortazione: “Cara sorella, non distruggere la tua vita […] vivendo nella menzogna. Troverai molte delle tue sorelle che hanno rifiutato la chiamata dell’Isis […]. Non esitare a contattarmi direttamente se vorrai parlare di più. Stiamo facendo resistenza a questi estremisti che denigrano gli insegnamenti dell’Islam […]”.

Il testo integrale della lettera si può leggere qui: http://www.wewillinspire.com/tag/makingastand/