Musulmani che accusano donne, musulmani che salvano cristiani, le proteste a Roma contro il bavaglio turco

I fatti che racconto oggi nella mia personalissima rassegna:

  • La difesa dell’Imam Sami Abu-Yusuf sulle violenze alle donne a Colonia
  • Salah Farah, insegnante keniota di religione musulmana è morto. Aveva protetto alcuni cristiani
  • #noalbavaglioturco La manifestazione a Roma: “Liberate i giornalisti”

A quasi un mese di distanza dalla notte di violenza di Colonia in cui molte giovani donne sono state aggredite da centinaia di molestatori, Sami Abu-Yusuf, imam di una moschea salafita della città tedesca, esprime la sua terribile opinione sulla vicenda.

“Muslim cleric says Cologne sex attacks were the victims’ fault because they wore PERFUME” – questo il titolo dell’articolo pubblicato mercoledì dal Daily Mail

L’imam invita le vittime delle violenze a sentirsi colpevoli per aver indossato profumo. La guida musulmana avrebbe dichiarato di non essersi affatto stupito delle violenze subite dalle ragazze perché “il loro modo di vestirsi non era adeguato. Vestirsi così è come aggiungere benzina sul fuoco, non mi sorprende che gli uomini volessero attaccarle”. Continue reading “Musulmani che accusano donne, musulmani che salvano cristiani, le proteste a Roma contro il bavaglio turco”

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Giornalisti e giornalismi uccisi: il duro terreno in Medio Oriente e in Europa

Questo sabato: il triste rapporto di Reporter Senza Frontiere, la libertà di espressione in Polonia,  e Can Dundar, giornalista turco arrestato, ha scritto a Matteo Renzi.

Allarmante rapporto quello di RSF: due terzi dei 110 giornalisti uccisi nel 2015 sono stati colpiti fuori dalle zone di guerra.

Il numero di giornalisti tenuti in ostaggio aumentano vertiginosamente del 35%

-49 sono stati uccisi per motivi specifici legati alla professione;

-18 mentre lavoravano;

-43 per motivi non specifici ma riconducibili alla loro attività.

giornalisti uccisi 2015
(fonte immagine: rsfitalia.org)

Un dato allarmante è la diffusione di uccisioni in terreno europeo: la Francia, per colpa della strage di Charlie Hebdo, si trova ad essere il terzo Paese per reporter morti (8) dopo Iraq (11) e Siria (10).

La zona più pericolosa per i giornalisti rimane indubbiamente il Vicino Oriente: 79 rapimenti (il 70% dei casi avviene in zone di guerra).
Incarcerazione dei reporter: i paesi con i regimi più repressivi sono Cina (153), Egitto (22), Iran (18), Eritrea (15) e Turchia (9).


Decina di migliaia di manifestanti sono scesi sabato scorso in strada a Varsavia, e nelle principali città della Polonia, per far sentire la loro voce contro la nuova legge sui media e la riforma della Corte costituzionale, approvate dal governo ultra-conservatore, guidato dal partito Diritto e Giustizia.

Uno degli slogan più urlati dalla folla è stato: “Siamo a Varsavia, non a Budapest“. Come dire: non vogliamo politiche reazionarie come quelle portate avanti da Viktor Orbán.
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E la Grecia? Le immagini del fotoreporter dell’anno

Il fotogiornalismo non è morto 🙂 Anzi, credo che ci siano professionisti di tutto rispetto che, con una sola immagine, raccontano più di un’emozione.

Secondo la rivista statunitense Time, il fotoreporter dell’anno, è il giovane greco Angelos Tzortzinis dell’Agence France-Presse.

Tzortzinis ha documentato i due eventi che hanno segnato il suo paese negli ultimi anni: la crisi economica e l’arrivo dei migranti.

Voglio raccontare storie che hanno un peso nella mia vita quotidiana e che mi stanno a cuore. Negli ultimi sei anni ho seguito la crisi economica in Grecia perché fa parte della mia vita, e attraverso le mie foto cerco di trovare una risposta alle mie domande” – ha spiegato il fotografo a Time.

Nel 2015 Tzortzinis ha raccontato invece la crisi dei migranti e dei rifugiati. “La Grecia è la meta di centinaia di migliaia di siriani, iracheni e afgani che fuggono dai loro paesi. E il mio obiettivo non è essere l’ennesimo testimone, ma far vedere alle persone quello che di solito non vedono”.

Qua una fotografia che immortala una protesta dei manifestanti contro le squadre antisommossa della polizia greca.

Manifestanti protestano contro le squadre antisommossa della polizia greca
(fonte immagine: angelos-tzortzinis.com)

Ancora sul Daesh e sulla libertà d’espressione

La mia personalissima rassegna di oggi:

  • le ragazze e i ragazzi che si arruolano con l’Isis
  • la libertà d’espressione uccisa, ancora una volta. Questa volta si tratta di Ashraf Fayadh.

Samra Kesinovic, la ragazzina austriaca figlia di immigrati bosniaci partita per la Siria per arruolarsi con l’Isis è morta. Si era pentita ma ormai era troppo tardi, il suo destino era segnato. È stata uccisa. Il quotidiano austriaco Krone Zeitung racconta dettagli raccapriccianti. Della sorella invece, Sabina, non è chiaro se sia stata colpita o se si sia “immolata” come kamikaze.

Samara Kesinovic e Sabina Kesinovic

Al momento della partenza avevano lasciato un biglietto ai genitori in cui chiedevano di non essere cercate e annunciavano che “serviremo Allah e moriremo per lui”.

A ottobre erano riuscite a contattare le famiglie chiedendo di aiutarle a tornare a casa. Vienna fece sapere che un rimpatrio era “quasi impossibile”.

Come loro furono tante le ragazzine partite per arruolarsi con l’Isis e sposare i jiadisti. Ne parlavo qui lo scorso febbraio.  Continue reading “Ancora sul Daesh e sulla libertà d’espressione”

Oggi e-residency, blogger incatenati e lavoro

Oggi la mia personalissima rassegna stampa verte su:

– residenza digitale

– #freeRaif

– il patto generazionale di Luxottica

Per l’Estonia la tecnologia è  un modo per riflettere sull’idea di paese come marchio e su cosa può “vendere” agli altri paesi. Sempre più si parla di paesi come marchi. E anche l’Estonia ci sta provando. Come? Creando l’identità digitale.

Alla fine di settembre il paese ha rilasciato più di cinquemila kit di e-residency, che consente ai destinatari di creare e gestire attività commerciali e bancarie dall’estero.

e-residency
(fonte immagine pronews.it)

Gli obiettivi sono:

– raggiungere dieci milioni di nuovi residenti digitali entro il 2025, in un paese che ha poco più di 1,3 milioni di residenti effettivi;

– digitalizzare tutti i servizi;

ma soprattutto:

– imporsi nell’e-governement nel quadro non solo europeo, ma mondiale

La e-residency però, non è un vero e proprio documento di cittadinanza ma è comunque un documento ufficiale per quanto riguardo il mondo virtuale, e fatemelo dire, mondo reale e mondo virtuale sono sempre più legati tra loro.

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