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VociMute presenta inoltre due nuove categorie: L’immagine del lunedì e Personalissima rassegna stampa del sabato.

La prima vuole proporre ogni lunedì un’immagine che richiami temi di grande attualità.

La seconda raccoglie tre fatti della settimana.

Grazie a tutti per la continua fedeltà dimostrata dal 2012 a oggi 🙂

Buona navigazione…e buona lettura.

Giornalisti e giornalismi uccisi: il duro terreno in Medio Oriente e in Europa

Questo sabato: il triste rapporto di Reporter Senza Frontiere, la libertà di espressione in Polonia,  e Can Dundar, giornalista turco arrestato, ha scritto a Matteo Renzi.

Allarmante rapporto quello di RSF: due terzi dei 110 giornalisti uccisi nel 2015 sono stati colpiti fuori dalle zone di guerra.

Il numero di giornalisti tenuti in ostaggio aumentano vertiginosamente del 35%

-49 sono stati uccisi per motivi specifici legati alla professione;

-18 mentre lavoravano;

-43 per motivi non specifici ma riconducibili alla loro attività.

giornalisti uccisi 2015
(fonte immagine: rsfitalia.org)

Un dato allarmante è la diffusione di uccisioni in terreno europeo: la Francia, per colpa della strage di Charlie Hebdo, si trova ad essere il terzo Paese per reporter morti (8) dopo Iraq (11) e Siria (10).

La zona più pericolosa per i giornalisti rimane indubbiamente il Vicino Oriente: 79 rapimenti (il 70% dei casi avviene in zone di guerra).
Incarcerazione dei reporter: i paesi con i regimi più repressivi sono Cina (153), Egitto (22), Iran (18), Eritrea (15) e Turchia (9).


Decina di migliaia di manifestanti sono scesi sabato scorso in strada a Varsavia, e nelle principali città della Polonia, per far sentire la loro voce contro la nuova legge sui media e la riforma della Corte costituzionale, approvate dal governo ultra-conservatore, guidato dal partito Diritto e Giustizia.

Uno degli slogan più urlati dalla folla è stato: “Siamo a Varsavia, non a Budapest“. Come dire: non vogliamo politiche reazionarie come quelle portate avanti da Viktor Orbán.
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Donne in politica, le saudite finalmente votano

Nella mia personalissima rassegna stampa di oggi parlo di donne e politica.

Non potevo non riportare una notizia bellissima, e storica: le donne saudite possono finalmente votare, e farsi votare.

In Francia invece assistiamo alla sconfitta dell’estrema destra di Marine Le Pen e della nipote Marion, una sconfitta che però segna l’aumento del consenso accordato al Front National.

In Brasile i manifestanti vogliono la destituzione di Dilma Rousseff.


Domenica scorsa in Arabia Saudita è stata scritta una pagina importante di storia: le donne posso  recarsi finalmente alle urne. Elettori ed elettrici sono stati chiamati a scegliere tra 6.000 uomini e 900 donne candidati ai seggi dei 284 consigli municipali.

L’Arabia saudita era rimasto l’ultimo paese al mondo che non permetteva alle donne di votare o essere candidate.

I sauditi che hanno votato sono stati 1.486.477, di cui solo 130.637 donne perché queste ultime hanno avuto ostacoli burocratici e problemi di trasporto per recarsi ai seggi, ricordiamo che le donne non possono ancora guidare. Inoltre, sono stati vietati comizi di fronte agli uomini.

La prima donna di cui è stata annunciata l’elezione si chiama Salma, eletta nel piccolo villaggio di Madrakah, a circa 150 chilometri a nord della Mecca, il luogo più sacro dell’Islam.  Continue reading “Donne in politica, le saudite finalmente votano”

Ancora sul Daesh e sulla libertà d’espressione

La mia personalissima rassegna di oggi:

  • le ragazze e i ragazzi che si arruolano con l’Isis
  • la libertà d’espressione uccisa, ancora una volta. Questa volta si tratta di Ashraf Fayadh.

Samra Kesinovic, la ragazzina austriaca figlia di immigrati bosniaci partita per la Siria per arruolarsi con l’Isis è morta. Si era pentita ma ormai era troppo tardi, il suo destino era segnato. È stata uccisa. Il quotidiano austriaco Krone Zeitung racconta dettagli raccapriccianti. Della sorella invece, Sabina, non è chiaro se sia stata colpita o se si sia “immolata” come kamikaze.

Samara Kesinovic e Sabina Kesinovic

Al momento della partenza avevano lasciato un biglietto ai genitori in cui chiedevano di non essere cercate e annunciavano che “serviremo Allah e moriremo per lui”.

A ottobre erano riuscite a contattare le famiglie chiedendo di aiutarle a tornare a casa. Vienna fece sapere che un rimpatrio era “quasi impossibile”.

Come loro furono tante le ragazzine partite per arruolarsi con l’Isis e sposare i jiadisti. Ne parlavo qui lo scorso febbraio.  Continue reading “Ancora sul Daesh e sulla libertà d’espressione”

Diesel il cane-eroe(?), la scuola del futuro, Elise Labott

Oggi parliamo di:

  • Elise Labott
  • AltSchool, la scuola del futuro
  • Diesel, il cane ucciso dai kamikaze dell’Isis

Elise Labott, corrispondente della Cnn, è stata sospesa per due settimane dall’emittente televisiva per un tweet. Il tweet in questione rileva la sua opinione riguardo il disegno di legge per i rifugiati siriani.

Diceva così: “La Camera approva il disegno di legge che potrebbe limitare i rifugiati siriani. La Statua della Libertà china la testa con angoscia”.

Tweet Elise Labott

Il decreto in questione blocca l’ingresso nel Paese di profughi siriani ed iracheni che non hanno superato severi controlli delle agenzie di sicurezza.

Poco dopo la giornalista si scusa con un altro tweet ma non è bastato: “Il mio tweet era inadeguato e irrispettoso. Chiedo sinceramente perdono”.

La Cnn sottolinea che Lobott, come corrispondente e commentatrice, è tenuta a rispettare la neutralità, ribadendo che è “essenziale” che la rete mantenga la propria politica di neutralità nel giornalismo. Sui social media La Cnn ha una politica rigorosa per i suoi giornalisti: “Se si dichiara pubblicamente la vostra preferenza per problemi o candidati o da una parte o l’altra della politica pubblica – dice l’emittente – la vostra obiettività risulta compromessa”.
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